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a little list of phrases and prayers

Just some phrase and prey that i love to ear or simply to read; some of those maybe inspire me, other simply make my day a better day

  • Cammino in punta di piedi per non disturbare.
    Mi adagio proprio lì, accanto alle mie paure, ed alle mie incertezze.
    Osservarle dettare come dall'esterno, comportamenti come fossero degli schemi pronti all'uso
    e percepirla.
    La tenerezza.
    Profonda tristezza.
    Per un istante solo. una fumosa sensazione di sconfitta, in grado di avvelenare questa quiete.
    Fragilità che consuma nelle scelte.
    Al netto dei pensieri sarei un uomo felice, seppur con queste ferite.
    Uscire dalla propria vita in punta di piedi,rientrare nella propria vita in punta di piedi. Prendere consapevolezza di uno stato nuovo
    [S.p.]

  • Cammino in punta di piedi per non disturbare.
    Mi adagio proprio lì, accanto ai miei incubi, ed alle mie incertezze. le faccio analizzare, lentamente passare.
    Uscire dalla propria vita in punta di piedi,rientrare nella propria vita in punta di piedi. quiete, pazienza, relax, io.

    [S.p.]

  • "Credere che l'amicizia esista è come credere che i mobili abbiano un'anima."
  • "I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante l'illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L'uomo è l'essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce."
  • "The only hope you have is to accept the fact that you're already dead. The sooner you accept that, the sooner you'll be able to function as a soldier is supposed to function: without mercy, without compassion, without remorse. All war depends upon it."
  • Somewhere over the rainbow, blue birds fly and the *dreams* that you dream of, dreams really do come true
  • "Oh, Signore, fa' di me lo strumento della Tua Pace; Là, dove è l'odio che io porti l'amore. Là, dove è l'offesa che io porti il Perdono. Là, dove è la discordia che io porti l'unione. Là, dove è il dubbio che io porti la Fede. Là, dove è l'errore che io porti la Verità. Là, dove è la disperazione che io porti la speranza. Là, dove è la tristezza, che io porti la Gioia. Là, dove sono le tenebre che io porti la Luce. Oh Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, ma di consolare. Di essere compreso, ma di comprendere. Di essere amato, ma di amare."
  • "We have to spend much time doing things and more less speaking about them"
  • "Attacchiamo le nostre azioni all'idea di noi stessi, ci trasformiamo in quel sogno, che è la vita degli altri"
  • "Quando entrano tutti uguali, tu disarmato loro anche ma ti viene da abbassare la testa, ti viene da essere piccolo, ti senti indifeso anche se indifeso non sei."
  • "A volte parlo per non sentire, per non ascoltare il vuoto dentro di me. è una violenza spontanea: non voluta né cercata ma comunque autoinflitta"
  • "L'intimità è nello sguardo di un attimo che i tuoi occhi hanno perso e che tu ha vissuto nella trappola della tua mente quando cercavi te stesso nelle espressioni di un'altra persona e trovandolo sei rimasto deluso"
  • "Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te la perdono, e te ne fanno colpa. Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano, tenendo però considerazione anche del loro dubbio. Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare, O essendo calunniato, non rispondere con calunnia, O essendo odiato, non dare spazio all'odio, Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;
    Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone; Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo, Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina E trattare allo stesso modo questi due impostori. Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi, O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte, E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.
    Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce, E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio senza mai far parola della tua perdita. Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti, E a tenere duro quando in te non c'è più nulla Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"
    Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù, O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso, Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti, Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo. Se saprai riempire ogni inesorabile minuto Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi, Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa, E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!"
  • "La fissai con la faccia di chi ha appena perso un treno. Per due giorni avevo nutrito un'illusione e adesso il mondo mi crollava addosso."
  • "Il problema di questo stato è che anche sciorinare concetti poco più che banali risulta esser complicato, perchè ci si trova nella condizione di volere e pretendere che qualcuno ci ascolti ma puo' ai più risultare difficile elaborare un discorso basato su illazioni sensazioni ed elucubrazioni e per di più facendolo a discapito di qualcuno che nel mentre tu assumi l'espressione tipica di quello "incazzato come una bestia" ti guarda come se stesse parlando con uno scemo e aspettando solo il momento migliore per dirtelo e andarsene col culo dritto per sventolare la scena che dal di fuori risulterà sicuramente patetica al primo malcapitato che si unirà al coro fino a che tu che sapevi avresti potuto tranquillamente risolverti dalla scomodo scrivendo una rima sulla tua pagina del tuo ultimo libro hai stupidamente preferito umiliare la tua anima pacifica e tormentata con nuove derisioni dovute a reazioni discutibili per questioni opinabili e banali allo stesso tempo. Inoltre sarà che non ho avuto la fortuna di conoscere le persone giuste ma per quel che riguarda la mia personalissima esperienza è impossibile e soltanto "da Film" che qualcuno decida autonomamente di avvicinarsi a te e dirti, "dai, dimmi tutto", così com'è altrettanto improbabile che di fronte a tale disponibilità d'animo ci venga spontaneo additare ed elencare per filo e per segno tutte le stronzate, le gesta e le crudeltà che questa persona ha volutamente o inconsapevolmente prodotto verso o su di noi; è molto più semplice tenersi distanti, freddi ed iracondi e spiattellare tutto su comode pagine bianche che umilmente invitano ed inconsapevolmente ci danno potere: il potere di svuotare i campi saturi del nostro ego orgoglioso e ferito e di coprirle di memorie che non vogliamo sopportare più e di più senza fare del male a persone la cui colpa è soltanto quella di esistere e di farlo senza essere armonizzata ai nostri schemi ed alle logiche a cui affidiamo la nostra personalissima e santissima serenità."
  • "Non sempre la misoginia è indizio di spirito critico e intelligenza. talvolta è solo frutto di omosessualità."
  • "La sofferenza è una specie di bisogno dell'organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo."
  • "Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso."
  • "Se non ci fosse l'abitudine, la vita dovrebbe apparire deliziosa a esseri che vivono nella continua minaccia della morte - cioè, a tutti gli uomini."
  • "Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato."
  • "L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una. La compassione di un samurai va dimostrata soprattutto nei riguardi delle donne e dei fanciulli."
  • "Perchè sono cristiano? Io aderisco alla risurrezione quale evento accaduto a Gesù, ma nego che tale evento accaduto a lui abbia il valore salvifico assoluto per noi e per gli uomini di tutti i tempi che gli si attribuisce. Io penso che la vita eterna non dipenda dal fatto che Gesù è risorto, ma che il fatto che Gesù è risorto sia un segno della vita eterna nella sua effettiva realtà. Io credo alla risurrezione di Gesù sulla base di quanto dicono i testi sacri e la predicazione della Chiesa. Credo alla risurrezione, ma non è su di essa che appoggio la “mia” fede, la mia fede “interiore”, viva, quella che ripeto a me stesso nella solitudine, in quei momenti nei quali ricerco un punto fermo su cui appoggiarmi per sussistere di fronte alle tempeste del mondo. La risurrezione non è il centro della mia fede personale. L’accetto, mi fido degli antichi testimoni evangelici che ne parlano e della Chiesa che mi ha messo in contatto con loro, e quando la domenica a Messa recito il Credo niceno-costantinopolitano non ho difficoltà a pronunciare “et resurrexit tertia die secundum scripturas”. Anzi, quando talora si canta il credo in latino e la musica sale, sento anche un fremito di gioia e penso “che bello, se è davvero così”. Però non lego la mia vita alla risurrezione, non strutturo la mia visione del mondo e il quadro dei miei valori morali a partire da essa. Se domani si ritrovasse un’urna con le ossa di Gesù di Nazaret, per i miei valori e la mia visione del mondo non cambierebbe molto. Continuerei a insegnare ai miei figli a basare la loro vita sul bene e sulla giustizia, continuerei a pensare che il bene e la giustizia sono immortali. Non è perché è risorto che Gesù è il mio maestro. Lo è per le cose che ha detto e per lo stile con cui ha vissuto, per la sua umanità, il suo senso di giustizia. Lo è per la sua maniera di parlare di Dio (“Abbà, Padre”) e per la sua maniera di parlare degli uomini (“vi ho chiamati amici”). Come disse Simon Pietro quel giorno, anch’io ripeto “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Io sono discepolo di Gesù, non perché Gesù è risorto, ma perché credo che le sue parole conducono alla vita eterna presso il Padre, della quale la sua risurrezione è un segno. Non mi piacciono quelle modalità di considerare Gesù solo in funzione del sangue che ha versato o della tomba che ha lasciato, senza assegnare un’adeguata importanza al suo messaggio e alle sue azioni, ritenendo che tutto si giochi solo nel fatto che è morto e risorto, agnello destinato all’immolazione prima ancora di essere nato. Non è così, Gesù non è un agnello, Gesù è Gesù.[…] Mi soffermo sulla dimensione oggettiva. Si dice che la risurrezione costituisce la vittoria sulla morte. Ma in che senso? Qui da noi, su questa terra, la morte non è vinta, anzi. Di là, nel regno dell’eterno, Dio non aveva bisogno di vincerla, perché lì egli regna da sempre e per sempre, lì c’è solo lui e il suo regno. L’aldilà, se esiste, è precisamente la dimensione escatologica, eterna, dove Dio è tutto in tutti. In che senso quindi si dice che la risurrezione ha vinto la morte? Qui non è vinta, e di là non c’era bisogno di vincerla. La risurrezione non costituisce la vittoria sulla morte, se non nel senso di manifestare al livello storico che questa vittoria al livello dell’eterno c’è sempre stata, perché Dio è sempre stato il signore della vita e della morte, e non aveva certo bisogno di un evento storico particolare per diventarlo. Il valore di quell’evento (in sé unico) è solo dimostrativo: è il segno della possibilità reale di una vita personale oltre la morte. Se però quel segno non fosse avvenuto, non cambierebbe nulla da un punto di vista ontologico e assiologico. Certo, senza quel segno non ci sarebbe stato il cristianesimo storico e l’occidente sarebbe molto diverso, ritengo per lo più in peggio. Ma dal punto di vista del rapporto di Dio Padre con l’umanità nulla può mutare. E questo dimostra che non è il cristianesimo a salvare gli uomini, come non li salva nessun altra religione. Non è la religione che salva gli uomini, gli uomini non si salvano perché sono religiosi. Gli uomini si salvano (al di là di che cosa questa espressione possa significare) perché sono giusti. Ciò che salva è la vita buona e giusta, come ha insegnato Gesù (cf. Matteo 25) in perfetta continuità con la tradizione ebraica."
  • "Musica... tutti sappiamo cos'è, ma nessuno è in grado di darne una definizione che riesca a rendere l'idea di ciò che rappresenta per l'uomo. Un po' come provare a dare una definizione di "massa" o "materia", tutti noi l'abbiamo intorno ma nessun fisico, filosofo, teorico è mai riuscito a imbrigliarne il concetto in una definizione, nonostante secoli di tentativi. Così, l'unico modo per spiegarla credo sia procedere per esempi, i quali spiegano tutto e non spiegano niente perché la musica la puoi osservare e spiegare da una moltitudine di punti di vista diversi, a volte in contraddizione fra loro, ma mai incoerenti se inseriti in un discorso musicale. E questo è uno degli aspetti che più mi piace di questa arte."
  • "But nothing that can be said can begin to take away the anguish and the pain of these moments. Grief is the price we pay for love. "
  • "[…] Nei Fratelli Karamazov Dostoevskij presenta il discorso del Grande Inquisitore come una creazione letteraria che l'ateo Ivan Karamazov narra al fratello Alioscia, novizio di un monastero. Abitato da una sincera fede cristiana, il grande scrittore russo intende in questo modo distinguere la fede nel Cristo dall'adesione acritica alla Chiesa, analizzando in particolare la Chiesa per eccellenza, la Chiesa Cattolica. É infatti per mettere in risalto “la caratteristica fondamentale del cattolicesimo romano” che egli scrive la leggenda del Grande Inquisitore. Il Grande Inquisitore è “Vecchio sui novant'anni, alto e diritto, con un volto scarno e occhi incavati da cui tuttavia si sprigiona ancora, quasi una scintilla infuocata, un lucente bagliore”. Un giorno, vestito non con gli abiti da cardinale ma con il suo vecchio saio monastico, si trova a passare davanti alla cattedrale proprio mentre un uomo pronuncia parole a lui note, <<Talità Kum, fanciulla àlzati>>, facendo tornare in vita una bambina di cui si stava celebrando il funerale. Il Grande Inquisitore riconosce all'istante che quell'uomo è Gesù tornato sulla terra, e non esita a ordinare alle guardie di catturarlo e di condurlo nel carcere dell'Inquisizione. Siamo in Spagna, a Siviglia, l'aria della sera <>, non è rimasta traccia dell'odore di carne bruciata del rogo del giorno prima sui cui erano stati giustiziati i “nemici della fede di Roma”. La notte stessa il Grande Inquisitore si fa aprire la cella del prigioniero, lo fissa per due lunghi minuti con una fiaccola in mano, poi posa la fiaccola e inizia un lungo discorso in cui può finalmente rivelare “tutto ciò che in novant'anni si è portato dentro”. Rivelando ciò che ritiene una conoscenza della natura umana ben più profonda rispetto all'ingenuità di chi gli sta di fronte, il cardinale Grande Inquisitore tiene al prigioniero una vera e propria lezione di filosofia del potere e della psicologia umana. C'è infatti qualcosa di decisivo da comprendere per poter incidere efficacemente nella storia, c'è un sapere costituisce “il massimo segreto di questo mondo”, un sapere gestendo il quale con astuzia si tengono nelle mani le redini del mondo. Tale sapere consiste nella consapevolezza che gli esseri umani, sia a livello di singolo sia a livello di comunità, sono mossi da un “eterno, angoscioso interrogativo”: Dinnanzi a chi inchinarci?”. Per l'uomo, dice il Grande Inquisitore, “non esiste preoccupazione più costante e penosa che cercare al più presto qualcuno dinanzi a cui inchinarsi”. E aggiunge “La preoccupazione di queste misere creature non consiste soltanto nel trovare ciò di fronte a cui io o un altro possiamo inchinarci, ma nel trovare qualcosa in cui credano tutti gli altri, che tutti venerino e, condizione imprescindibile, tutti insieme. Questa esigenza di un culto comune è fin dal principio dei secoli il massimo tormento di ogni individuo così come dell'umanità nel suo insieme”. Questo è il “fondamentale segreto della natura umana”, ed è per questo che “si impadronirà della libertà degli uomini solo chi saprà mettere tranquille le loro coscienze”. Segue il rimprovero, sarcastico e insieme feroce, rivolto al prigioniero(Gesù): “Questa è la verità, ma che cosa è accaduto? Invece di impossessarti della libertà degli uomini Tu l'hai resa ancora più grande! […] Invece di impossessarti della libertà umana, l'hai moltiplicata, aggravando in eterno coi tormenti della libertà il regno spirituale dell'uomo”. Uomo del potere, che ha a cuore sopra ogni cosa l'istituzione che serve, il cardinale Grande Inquisitore sa bene che la libertà degli uomini è quanto mai fragile, perchè gli uomini dicono di volere essere liberi, ma poi, siccome essere liberi costa perchè è un lavoro continuo che impone un incessante fatica della mente e del cuore, non vedono l'ora di trovare qualcuno o qualcosa cui consegnare la libertà e smettere così di lavorare, di pensare, di analizzare ogni volta la situazione e il contesto per trovare la soluzione più adatta: smettere di avere a che fare con impegnativi criteri formali e abbracciare rassicuranti norme contenutistiche. Questo gravoso esercizio della libertà infatti (ed è questo il punto che più preoccupa gli esseri umani) impone solitudine. Prendendo atto della dinamica delle masse, il Grande Inquisitore si rivolge al prigioniero con il seguente cristallino pensiero: “Esistono sulla terra 3 forze, le uniche tre forze capaci di vincere e soggiogare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli al fine di renderli felici – sono il miracolo, il mistero, l'autorità. Tu hai rifiutato la prima, la seconda e la terza”. Gesù si è appellato alla libertà ed era inevitabile che finisse male: “Ignoravi che l'uomo, rifiutato il miracolo, subito dopo rifiuterà anche Dio, giacchè non è tanto Dio, che l'uomo cerca, quanto i miracoli”. Per questo il Grande Inquisitore rivendica l'esattezza e l'efficacia della strategia ecclesiastica, molto più attrezzata rispetto all'ingenua fiducia nella libertà umana che aveva Gesù: “Noi avevamo dunque il diritto di predicare il mistero e di insegnare agli uomini che non la libera decisione dei cuori né l'amore sono importanti, ma il mistero a cui devono assoggettarsi ciecamente, anche contro la propria coscienza. Così abbiamo fatto! Abbiamo corretto la tua opera fondandola sul miracolo, sul mistero e sull'autorità”. Queste parole di Dostoevskij a mio avviso vanno a cogliere alla perfezione il fondamento vero e proprio della costruzione che la fede cattolica è andata erigendo nei secoli: se essa fosse un edificio, l'insieme di “miracolo-mistero-autorità” ne costituirebbe le fondamenta. Ed esattamente nell'ordine descritto da Dostoevskij, secondo una precisa sequenza gerarchica ascendente: prima il miracolo poi il mistero infine l'autorità che è ciò su cui tutto ultimamente si regge. Eccoci di nuovo ricondotti al principio-autorità. Rimane da conoscere la fine del prigioniero. La prospettiva iniziale non era molto rassicurante: “Domani stesso io ti condannerò e ti farò bruciare sul rogo come il peggiore degli eretici”. Alla fine del discorso però “il vecchio vorrebbe che gli dicesse qualcosa, foss'anche qualcosa di crudele, di tremendo”. Ed ecco che “all'improvviso il prigioniero si avvicina al vecchio senza dir nulla e sempre in silenzio bacia le sue labbra esangui, di novantenne. É questa tutta la sua risposta. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle sue labbra sono scossi da un fremito; si dirige verso la porta, la apre, dice al prigioniero: “Vattene, e non venire più... non venire mai...mai più!” E lo fa uscire per le buie strade della città. Perchè Gesù bacia il Grande Inquisitore? Perchè è buono, si è portati a pensare d'istinto alla luce dell'immagine stereotipata che abbiamo fin dall'infanzia con noi. Ed è vero, Gesù è buono...ma la bontà che gli si addice non è mollezza del cuore, ma è condizione ontologica della mente, la quale è buona in quanto vuole il bene e lo vuole essendo distaccata dal proprio benessere immediato. Questa volontà del bene in sé che genera distacco permette alla mente di vedere le situazioni e le persone per se stesse, superando l'istinto immediato che fa ragionare in base al criterio favorevole-sfavorevole, amico-nemico, buono-cattivo. Tale luce del bene consente a Gesù di capire la situazione del Grande Inquisitore e vedere che non è lui il vero colpevole, perchè egli in realtà è solo un funzionario al servizio di una struttura. Gesù vede che il vero prigioniero è proprio il suo carceriere, racchiuso in una prigione non fisica ma mentale, da cui è molto più difficile uscire. Lo stesso vale per tutti gli inquisitori, grandi e piccoli, della storia della Chiesa di ieri e di oggi, la cui colpevolezza è certo reale ma di gran lunga inferiore rispetto a quella della struttura. Gesù comprende la trappola in cui il vecchio cardinale è precipitato, vede la prigione della sua mente, ne ha compassione e lo bacia, e baciandolo gli mostra un amore che non conosce logiche di struttura, ma solo l'imperativo categorico del bene. É molto significativo a questo riguardo come Dostoevskij conclude l'incontro tra i due fratelli, l'ateo Ivan e il credente Alioscia. Una volta terminato il racconto, Alioscia si alza, va dal fratello e lo bacia. Al che Ivan risponde: “Questo è plagio, plagio letterario!”. Poco dopo però, usciti dalla trattoria, Ivan si rivolge al fratello: “Sai, Alioscia, se davvero ce la farò ad amare […], sarà soltanto nel tuo ricordo. Mi basterà sapere che sei qui, da qualche parte, e non vorrò ancora smettere di vivere”. La vera fede in Dio deve fare soltanto questo, stare accanto agli uomini e ricordare con la propria vita e con il minor numero di parole possibile che questa esistenza puo' avere un senso e questo senso è l'amore, e generare così nelle anime sfiduciate voglia di vivere. E per fare questo, recuperando la vera intenzione di Gesù, cioè la fondazione del rapporto con Dio sulla base della libertà come espresso alla perfezione da Dostoevskij, occorre sostituire il concetto-cardine dell'attuale costruzione cattolica, cioè l'autorità, con l'aria pulita dell'autenticità."